Il miglior sistema operativo dipende dal lavoro che devi fare, dai programmi che ti servono e dal computer che hai. Qui metto a confronto Windows 10, macOS Catalina e Lubuntu guardando interfaccia, risorse e software disponibile.

Siamo nel 2020 e le versioni sono quelle: quello che resta valido è il metodo di scelta, non la classifica di prestazioni o compatibilità.

Prima domanda: che cosa ci devi fare?

Se ti serve un'applicazione che esiste solo su un sistema, quel vincolo pesa più di qualsiasi preferenza estetica. Un'alternativa spesso c'è, ma deve funzionare con i tuoi file, le tue periferiche e le persone con cui lavori.

Diverso è il caso delle attività comuni — navigare, posta, documenti, PDF. Lì fai la stessa cosa ovunque, e hai più spazio per scegliere in base ai gusti e al tuo modo di lavorare.

Attenzione però a «fa la stessa cosa»: va verificato sul risultato. Aprire un documento non significa conservarne impaginazione, macro o possibilità di collaborazione.

Windows 10: familiarità e disponibilità di programmi

Della versione che provo mi piacciono l'impostazione grafica, la gestione delle finestre e l'aspetto complessivo. Ci sono gli strumenti di base e la possibilità di installare praticamente tutto.

Due precisazioni. Il Microsoft Store non garantisce che ogni programma sia lì dentro: molti si scaricano ancora altrove. E una suite Office completa non è inclusa nel sistema — applicazioni, licenze e servizi sono cose separate.

Su quante risorse richieda, posso dire quello che ho visto in questa prova. Senza una metodologia e dati comparabili non posso dire quale fascia di computer serva a tutti.

macOS Catalina: interfaccia e strumenti integrati

Di Catalina noto la cura dell'interfaccia e la separazione delle funzioni del vecchio iTunes in Musica, Podcast e TV — una divisione che, va detto, aveva senso da un pezzo.

Gli strumenti per la produttività però non finiscono con quelli che mostro. Non averli nominati non significa che non esistano o che ogni utente debba comprare software aggiuntivo.

E non serve per forza un Mac di fascia alta: prima si confrontano requisiti del lavoro, compatibilità e configurazione, poi si guarda il listino.

Lubuntu: la proposta leggera

Scelgo Lubuntu per un'interfaccia che ho trovato familiare a chi viene da Windows e per il minore impiego di risorse che ho osservato. Nell'ambiente provato ci sono AbiWord e Gnumeric.

Sono i programmi di questa configurazione, non di tutte le versioni di Lubuntu: desktop e applicazioni preinstallate cambiano fra un rilascio e l'altro.

Il terminale c'è, come possibilità. Non significa che ogni installazione richieda di scrivere comandi: conta piuttosto verificare quali strumenti grafici trovi nella distribuzione che scegli.

Videogiochi: prova i titoli che ti interessano

Il catalogo dei giochi è un motivo serio per scegliere Windows, e negli altri ambienti le cose si muovono. I servizi e gli esempi che cito qui, però, fotografano il 2020.

La verifica utile riguarda i giochi che giochi tu, le periferiche e le eventuali funzioni online. Che un titolo funzioni non dice nulla sulla tua intera libreria.

Una scelta in tre passaggi

Prima elenca le attività indispensabili. Poi controlla applicazioni, formati e dispositivi che ti servono. Infine prova l'interfaccia e il lavoro quotidiano su una macchina compatibile — senza mettere a rischio l'unica copia dei tuoi dati.

La sicurezza qui l'ho lasciata fuori per trattarla a parte, ma resta un requisito: qualunque cosa scegli deve prevedere manutenzione e aggiornamenti.

Il punto è tutto qui: partire dalle esigenze ti fa valutare il sistema operativo come uno strumento. L'appartenenza a una marca o a una comunità viene dopo la capacità di finire il tuo lavoro.