Cinque linguaggi per iniziare a programmare: Python, JavaScript, Rust, Kotlin e Java. È il mio punto di vista sui percorsi di apprendimento possibili in questo momento, non una classifica di facilità valida per tutti.
Python: concentrarsi sulle prime soluzioni
Python è un punto di partenza accessibile e versatile. All'inizio l'obiettivo è uno solo: riuscire a trasformare un problema in istruzioni, prendendo confidenza con variabili, condizioni, cicli e funzioni.
Poi la quantità di strumenti e di ambiti in cui viene usato ti dà parecchie occasioni per continuare a sperimentare senza cambiare linguaggio.
JavaScript: avvicinarsi al Web
JavaScript entra nella selezione per il rapporto diretto con lo sviluppo web. Se è lì che vuoi andare, vedi in pochi minuti come il codice cambia il comportamento di una pagina.
Tieni però distinto il linguaggio da tutto il resto che serve a costruire un sito. Sono due percorsi di apprendimento che spesso vengono venduti come uno solo.
Rust: un modello più impegnativo
Rust mi interessa per le prestazioni e per la programmazione di sistema. Il suo modello di gestione della memoria però va studiato per quello che è: non presentiamolo come «più semplice del C» a chi sta iniziando, perché non lo è.
Kotlin: guardare allo sviluppo mobile
Kotlin ha senso se hai un obiettivo concreto, in particolare nel mondo Android. Una precisazione utile: imparare il linguaggio e imparare l'ambiente di sviluppo sono due lavori distinti, e il secondo richiede più tempo di quanto immagini.
Java: un ecosistema ampio
Java chiude la selezione per la varietà di impieghi e per la quantità di documentazione disponibile. Mi è utile anche per affrontare una struttura dei programmi più articolata, che prima o poi va incontrata.
La scelta migliore dipende da quello che vuoi realizzare. E il consiglio che conta più della lista: comincia un progetto piccolo e portalo a termine. Si impara molto di più da un programma finito che da sei mesi passati a cercare il linguaggio perfetto.