Nell'agosto 2026 ho ridotto drasticamente la mia presenza sui social per una decina di giorni, tenendo solo le attività che ritenevo necessarie. Non è stato un gesto polemico: è nato dall'aver cominciato a distinguere due cose che tenevo insieme senza accorgermene, creare contenuti e stare sulle piattaforme.

Accorgermi del tempo

Ripenso a un periodo in cui, a occhio, stavo fra TikTok e Instagram per ore — in certe giornate arrivavo a sei. E avevo pure una giustificazione pronta: devo conoscere il lavoro degli altri creator. Funziona benissimo finché non ti accorgi che stai scorrendo senza uno scopo da quaranta minuti.

Ho iniziato a mettere limiti e a usare le applicazioni per attività definite: cerco una cosa, pubblico, rispondo, chiudo. È un esperimento su di me, non una misurazione clinica né una regola su quanto tempo sia giusto passare online.

Meno piattaforme, più cose fatte

Avevo provato ad allargare il pubblico distribuendo contenuti ovunque. Ho rivisto quella strategia per un motivo pratico: il lavoro che richiedeva non era proporzionato ai risultati, né alle altre cose che volevo portare avanti.

Concentrare l'attenzione mi ha restituito spazio per sviluppare applicazioni e progetti. Non sto dicendo che ogni creator debba fare la stessa scelta — sto dicendo che quel lavoro ha un costo, e quando si parla solo di crescita quel costo non lo nomina nessuno.

Relazioni e confronto fuori dal feed

Durante la pausa ho fatto telefonate, passeggiate, incontri. Per me è stato un cambiamento piacevole, e me ne sono accorto subito.

Questo non significa che la comunicazione online sia sempre peggiore, né che tutti preferiscano una telefonata: persone e bisogni sono diversi. Tra l'altro molte relazioni a cui tengo sono nate proprio dentro comunità digitali. Il valore non dipende dal nome della piattaforma, dipende dalla qualità di quello che ci si scambia.

Un contenuto può contare oltre le visualizzazioni

Ho un rapporto complicato con iscritti, like e numeri, e ci lavoro sopra. Quello che ho imparato è che certi argomenti raggiungono meno persone e restano comunque importanti per quello che voglio raccontare.

Le analitiche non diventano inutili: mi dicono come è stato accolto un lavoro, ed è un'informazione vera. Cerco solo di non usarle come unico metro del valore di quello che faccio — e, peggio ancora, della mia giornata.

Continuare con più intenzione

La pausa non è un abbandono. È il modo per chiedermi se questo progetto resta coerente con quello che racconto: autonomia, curiosità e un uso della tecnologia che lasci spazio anche al resto.

Non ti sto proponendo di fare come me. Ti sto proponendo una domanda, che è molto più concreta: il tempo che dedico a questo strumento corrisponde ancora a quello che volevo farci?