Ho aperto il canale a gennaio 2019, ma il primo video è arrivato soltanto a marzo 2020. L'idea mi accompagnava già da circa quattro anni: non mi mancava la voglia di creare, mi bloccava la convinzione di dover preparare ogni dettaglio prima di espormi.
Questa è la storia di come ho iniziato su YouTube, tra timidezza, perfezionismo e il desiderio di costruire uno spazio riconoscibile. Non è una formula per raggiungere un certo numero di iscritti. È il percorso che mi ha permesso di passare da un progetto immaginato a qualcosa di reale.
Prima del primo video: imparare gli strumenti
Sono partito dalla macchina fotografica e dai programmi di montaggio. Volevo capire quale strumento fosse più adatto a quello che avevo in mente, ma ogni scelta sembrava aprire altri preparativi.
Ho disegnato il logo da zero, sbagliando e rifacendolo più volte. Poi sono arrivati la copertina, le prime animazioni e i contenuti su Instagram. A quel punto avevo già imparato qualcosa, eppure continuavo a pensare che non fosse abbastanza.
Guardando indietro, riconosco due aspetti dello stesso lavoro. Prepararmi mi dava competenze e fiducia; perfezionare ogni elemento mi consentiva anche di rimandare il momento più difficile, quello davanti alla videocamera.
Volevo anche una colonna sonora mia
La musica faceva parte dell'identità che immaginavo per il progetto. Avevo suonato la chitarra e conoscevo alcuni strumenti per comporre, ma non trovavo l'ispirazione giusta.
La svolta è arrivata pensando agli anni Ottanta: suoni elettronici, cinema di fantascienza e immaginario tecnologico si collegavano bene a ciò che volevo raccontare. Da quell'associazione personale è nata la direzione della colonna sonora.
Non era necessario che ogni creatore seguisse lo stesso percorso. Per me, però, costruire anche questa parte rendeva il canale più vicino all'idea che avevo in testa.
Avevo preparato tutto, ma non riuscivo a parlare
Quando gli elementi principali erano pronti, il blocco non era sparito. Davanti alla telecamera mi chiedevo cosa dire, come dirlo e quale forma dare al video. La preparazione tecnica non aveva cancellato la soggezione.
Sono rimasto fermo ancora per giorni e settimane. Questo è il passaggio che ricordo meglio: continuare ad aggiungere dettagli al progetto non risolveva il problema che mi impediva di iniziare.
Marzo 2020: pubblicare un video imperfetto
Dopo la sessione di esami, in attesa della ripresa delle lezioni, mi sono deciso anche grazie all'incoraggiamento delle persone a me care. Ho registrato, montato e pubblicato pur sapendo che il risultato aveva diversi limiti.
Le luci erano eccessive, la posizione non era ideale e il montaggio poteva migliorare. Non avevo inserito tutti gli abbellimenti immaginati. Eppure, per la prima volta, quelle imperfezioni appartenevano a un video esistente e non a un progetto ancora fermo.
Avevo compiuto il passo che nessuna ulteriore preparazione poteva sostituire: rendere pubblico il lavoro e cominciare a imparare anche da quello.
Il progetto mi ha dato un modo nuovo di crescere
Pubblicare non ha reso inutili le competenze acquisite. Mi ha mostrato quanto ci fosse ancora da imparare e quanto questo potesse essere stimolante.
Avevo finalmente uno spazio dove esprimere idee con una forma mia. Non perfetta, ma riconoscibile e migliorabile. Il valore del canale, in quel momento, non dipendeva dal raggiungere diecimila persone o un milione: dipendeva anche dal percorso che stavo affrontando.
Se questa storia può lasciare uno spunto, è distinguere la preparazione che serve da quella che diventa un rinvio continuo. Non conoscere già tutte le risposte non impedisce di iniziare con responsabilità, osservare gli errori e costruire il passo successivo.