Migliorare la didattica vuol dire anche chiedersi che cosa aiuti uno studente a vedere un senso in ciò che studia. Ne ho parlato con JohnnyCannuccia, che ha portato nel discorso i suoi primi mesi di dottorato.
Una precisazione utile per leggere quel che segue: tutto ciò che riguarda il lavoro di ricerca e l'esperienza del dottorato è suo, non mio. Io faccio le domande.
Trasmettere contenuti e accendere interesse
Si parte da un'idea semplice: un bravo insegnante può far appassionare a una materia. Quando uno studente vede solo l'esame da superare, perde il collegamento fra le nozioni e le domande a cui quelle nozioni rispondevano.
Coinvolgere però non significa intrattenere di continuo. Una spiegazione può essere impegnativa e far capire, nello stesso momento, perché valga la pena affrontarla.
E la passione non sostituisce precisione, preparazione e capacità di valutare l'apprendimento. È uno degli ingredienti che rendono meno meccanico il rapporto fra docente, contenuto e studente.
Ricerca e insegnamento chiedono capacità diverse
Johnny critica il peso attribuito ai risultati scientifici rispetto alle competenze didattiche. È la sua valutazione, non una ricostruzione completa delle regole di reclutamento universitario, che sono un'altra materia.
Essere un ricercatore competente non rende automaticamente efficace una spiegazione. Anche insegnare richiede progettazione, tempo e attenzione alle difficoltà di chi sta imparando.
Le due attività possono nutrirsi a vicenda, ma competono per le stesse ore e le stesse risorse. Riconoscere questa tensione è più onesto che far finta che siano la stessa cosa o che non c'entrino nulla l'una con l'altra.
Che cosa cambia fra studiare e fare ricerca
Gli chiedo di spiegare la differenza. La sua risposta: studiare è il lavoro necessario per comprendere e rielaborare conoscenze già disponibili; nella ricerca devi aggiungere una domanda su qualcosa che ancora non si conosce.
Usa l'immagine del confine della conoscenza, che ogni ricercatore prova a spostare anche soltanto di un millimetro. Funziona, perché rende visibile quanto possa essere piccolo e specifico un contributo vero.
Non vuol dire togliere valore alla verifica dei risultati esistenti. Replicazioni e controlli sono parte essenziale della ricerca: originale non significa sempre «mai osservato da nessuno».
Obiettivi scientifici e vincoli industriali
Porta l'esempio di una simulazione ottenuta in fretta e di una più accurata, per mostrare come cambino le priorità fra un contesto scientifico e uno aziendale.
È una tensione possibile, non una divisione netta: anche l'industria fa ricerca rigorosa, e la ricerca accademica incontra scadenze, budget e compromessi come chiunque altro.
Allo stesso modo, la battuta sullo spendere tutti i fondi serve a mettere a fuoco la finalità della ricerca, non a descrivere una regola amministrativa. Il punto è impiegare risorse per produrre conoscenza verificabile.
L'autonomia si costruisce per gradi
Dopo pochi mesi di dottorato, racconta la fatica di orientarsi in un problema che diventa sempre più specifico. La supervisione c'è, il confronto pure, ma cresce la responsabilità di decidere quale strada seguire.
Non è la prova che ogni dottorando lavori da solo. Descrive un passaggio: dall'esercizio che ha una soluzione prevista a una domanda il cui esito non lo conosce nessuno.
Imparare a formulare ipotesi, cercare informazioni e riconoscere che cosa manca ha valore anche lontano da un laboratorio.
Che cosa riportare in aula
Da tutto questo escono tre indicazioni concrete: rendere visibili le domande che stanno dietro le nozioni, distinguere comprensione e ripetizione, lasciare spazio al ragionamento dello studente.
Una consegna, per esempio, può chiedere non solo il risultato ma perché quel metodo sia adatto e dove smetta di esserlo. È un modo per avvicinare lo studio all'indagine senza fingere che un esercizio sia già ricerca originale.
Resta aperta la domanda più scomoda: chi dà tempo e riconoscimento a questo lavoro didattico? La qualità dell'insegnamento dipende anche dalle condizioni in cui viene preparato, e quelle non le decide il singolo docente.