Installo Debian 10 Buster con Xfce e ne configuro i primi strumenti: privilegi amministrativi, repository, aggiornamenti, applicazioni. L'obiettivo era recuperare un computer e mostrare che il terminale può diventare comprensibile anche a chi comincia.

Una premessa che cambia come va letta questa pagina: Debian 10 ha concluso il supporto LTS il 30 giugno 2024, come indica l'annuncio ufficiale Debian. Per una nuova installazione scegli una versione mantenuta e compatibile con il tuo hardware. Quello che segue serve a capire i passaggi, non a installare Buster oggi.

Perché avevo scelto Debian

Mi interessavano la continuità del progetto, l'attenzione alla stabilità e la possibilità di scegliere l'ambiente desktop. C'era anche il supporto ai computer x86 a 32 bit, disponibile per quella versione.

«Sistema operativo universale» dice l'ampiezza del progetto, non che funzioni su qualsiasi macchina. Le architetture supportate cambiano fra le versioni: per recuperare un computer devi identificare il processore e controllare il supporto reale.

E stabilità non significa assenza di aggiornamenti. Significa un insieme di scelte su manutenzione ed evoluzione durante il ciclo di vita della distribuzione.

Preparare supporto e dati

Si parte dall'immagine ISO e da una chiavetta USB avviabile. L'immagine deve corrispondere all'architettura del computer e arrivare dai canali ufficiali della versione scelta.

Prima di scrivere la chiavetta e toccare le partizioni, procurati una copia verificata dei dati. La creazione del supporto sovrascrive la destinazione; l'installazione può modificare o cancellare parti del disco. Sono le due operazioni su cui non esistono ripensamenti.

Poi dal menu di avvio del firmware selezioni la chiavetta. Dico «BIOS» per abitudine: sui computer recenti il firmware è quasi sempre UEFI, e le schermate sono diverse.

Lingua, tastiera, rete e utenti

L'installer guida nella scelta di lingua e tastiera, nella configurazione della rete e nella creazione degli account. Se la rete non usa un proxy, quel campo si lascia vuoto.

Attenzione alla distinzione fra utente normale e amministratore: la scelta che fai per l'account root influenza anche la configurazione iniziale di sudo.

L'installazione non è una sequenza di «avanti» da dare senza leggere. Nome del disco, destinazione delle partizioni e credenziali decidono il risultato.

Partizione home separata: utile, ma non è un backup

Ho separato /home dalla partizione di sistema. È comodo in certe reinstallazioni, perché tieni distinti i dati dell'utente e il sistema.

Non rende i file più sicuri, però. Un guasto al disco, una cancellazione o una formattazione sbagliata li coinvolgono lo stesso. E le configurazioni personali possono non andare bene per una distribuzione diversa.

Anche cifratura e password di accesso fanno cose diverse: una password di login non è la cifratura del disco, e non protegge chi può leggere fisicamente un supporto non cifrato.

Desktop e firmware: che cosa è cambiato

Ho scelto Xfce, che mi piaceva per quel computer. Il desktop cambia interfaccia e applicazioni predefinite; la base resta Debian.

Le considerazioni sul firmware valgono per Buster. Da Debian 12 le immagini ufficiali possono includere firmware non libero tramite il componente non-free-firmware, come spiega la documentazione Debian sul firmware.

Quindi non applicare il vecchio percorso a tutte le versioni. E non serve più cercare driver a mano sul sito del produttore come prima mossa: prima si guarda che cosa fornisce la distribuzione.

Configurare sudo quando serve

sudo esegue comandi con i privilegi consentiti dalla configurazione, di solito quelli di root. Non impedisce gli errori: un comando amministrativo sbagliato fa danni identici.

Se l'installatore ha già abilitato il tuo utente, non serve ripetere niente. Se invece c'è un root attivo e il tuo utente non è autorizzato:

su -
apt update
apt install sudo
usermod -aG sudo nomeutente
exit

Sostituisci nomeutente con l'account reale; su - chiede la password di root. Dopo la modifica esci dalla sessione e rientra. L'opzione -aG aggiunge il gruppo senza cancellare gli altri — dimenticare la a è un classico modo di chiudersi fuori.

Questi comandi presuppongono repository corretti e raggiungibili per la versione in uso: non risolvono l'obsolescenza di Buster.

Aggiornamenti e repository

Un repository contiene i pacchetti e le informazioni che il gestore usa per verificarli e installarli. Non è una struttura di tabelle relazionali, come dico impropriamente.

Con sudo funzionante:

sudo apt update
sudo apt upgrade

Il primo aggiorna gli indici, il secondo propone gli aggiornamenti dei pacchetti installati. Leggi l'elenco prima di confermare: è l'unico momento in cui vedi che cosa sta per cambiare. Qualche intervento può richiedere un riavvio, repository o no.

Modifico poi /etc/apt/sources.list aggiungendo i componenti contrib e non-free alle sorgenti Buster. Non copiare quelle righe su altre versioni e non mescolare nomi di release. Le configurazioni recenti usano anche file .sources in /etc/apt/sources.list.d/.

Le applicazioni che installo

Geany per programmare, e snapd per usare il relativo sistema di distribuzione delle applicazioni. Sono scelte mie, non requisiti per usare Debian.

Su una versione mantenuta che fornisca questi pacchetti:

sudo apt install geany
sudo apt install snapd

Provo poi Chromium come esempio. Una precisazione: Chromium è il progetto open source alla base anche di Google Chrome, non «Chrome senza le parti proprietarie».

Il criterio resta installare quello che serve, verificando provenienza, compatibilità e aggiornamenti — e non aggiungere fonti di cui non hai capito il ruolo.

La parte che resta utile

La cosa più importante è collegare ogni passaggio a uno scopo: preparare il disco, creare l'utente, scegliere il desktop, configurare le fonti, installare le applicazioni.

Le schermate e i dettagli cambiano a ogni versione. Capire che cosa significano ti permette invece di affrontarne una nuova da solo, usando questa guida insieme alla documentazione della release che stai installando davvero.