Ubuntu 22.04 LTS, i progetti per GNOME 43 e Junction. Tre argomenti su scale diverse: una distribuzione di riferimento, l'evoluzione di un desktop e un piccolo strumento che semplifica un gesto quotidiano.
Ne parlo prima del rilascio definitivo di Ubuntu 22.04, quindi alcune cose erano aspettative. Qui le distinguo da quello che è stato effettivamente distribuito.
Ubuntu 22.04 LTS: il contesto di Jammy Jellyfish
La versione stabile arriva il 21 aprile 2022. Seguo le tappe dello sviluppo: blocco delle funzionalità, definizione dell'interfaccia, beta, preparazione del rilascio.
LTS significa ciclo di supporto prolungato, e per chi sceglie un sistema da tenere anni è l'informazione principale. Non significa però che ogni applicazione, derivata o pacchetto abbia le stesse condizioni: il supporto va letto nel suo ambito.
Mi aspettavo cambiamenti evidenti soprattutto per chi veniva da Ubuntu 20.04. Chi aveva già usato 21.10 trovava molta meno novità.
GNOME 42 dentro Ubuntu: una selezione, non una copia
Ubuntu integra GNOME con scelte e personalizzazioni proprie. Avere componenti di GNOME 42 non significa che ogni applicazione del desktop sia all'ultima versione, né che tutto sia migrato a GTK 4 e libadwaita.
Le note ufficiali di Ubuntu 22.04 chiariscono che alcune applicazioni restano alla 41 per privilegiare un'esperienza collaudata. Fra i cambiamenti visibili ci sono lo strumento per le schermate e le scelte di colore dell'interfaccia.
Mi piace poter personalizzare l'ambiente senza stravolgerlo. Conviene però separare le scelte del tema Ubuntu dalle funzioni che trovi in qualsiasi installazione GNOME.
Il nuovo installer Flutter non era quello di questa LTS
Una previsione da correggere: il nuovo installer desktop basato su Flutter non è diventato il programma di installazione standard di Ubuntu 22.04.
Canonical lo presenta come novità di Ubuntu 23.04, nel resoconto ufficiale del rilascio. Ne seguivo lo sviluppo e mi piaceva l'idea di un'installazione più accessibile — ma un progetto annunciato non è una funzione consegnata.
Vale anche per gli strumenti sugli aggiornamenti firmware che cito come possibili novità: non diventano una promessa per ogni immagine di installazione.
Dual boot: controllare che cosa fa davvero GRUB
Mi preoccupo del rilevamento degli altri sistemi operativi, perché uso Ubuntu MATE come sistema principale e tengo Windows su un altro disco per qualche applicazione.
La mia spiegazione però è troppo generale. Le note di Ubuntu distinguono l'installazione accanto a un sistema già presente da altre situazioni: non è vero che qualunque dual boot con 22.04 perda la voce Windows.
Il parametro che cito si scrive GRUB_DISABLE_OS_PROBER=false, nel file /etc/default/grub. Riguarda il rilevamento di altri sistemi, non è una riparazione universale dell'avvio. Prima di toccare GRUB verifica il tuo caso e segui le istruzioni della tua installazione — non ricopiare un comando perché compare in una notizia vecchia.
Raspberry Pi: anche il modello da 2 GB merita una distinzione
Dico che Ubuntu Desktop non può funzionare su un Raspberry Pi 4 da 2 GB, e preferisco quello da 8 GB. La prima parte è troppo netta.
Canonical descrive gli interventi per eseguire Ubuntu Desktop sul Raspberry Pi 4 da 2 GB, zswap compreso, previsti proprio per 22.04. Poterlo avviare però non significa avere la stessa esperienza con qualsiasi carico.
La scelta si lega alle attività: browser, quante applicazioni tieni aperte, memoria disponibile. Considero anche desktop più leggeri, e resta un criterio sensato — purché controlli disponibilità di immagini e supporto per il tuo dispositivo.
Firefox in formato Snap
Non boccio a priori la scelta di distribuire Firefox come Snap. Mi interessa la semplificazione di manutenzione e aggiornamenti, e capisco benissimo chi preferisce altri formati.
Non significa che tutti i dispositivi si aggiornino nello stesso istante, né che un browser non basato su Chromium sia immune dalle vulnerabilità. La sicurezza dipende dagli aggiornamenti che hai davvero installato.
E il riferimento a scaricare un pacchetto DEB dal sito non vale come istruzione permanente: modalità di distribuzione e repository cambiano. Per sostituire il formato installato segui la documentazione corrente, tenendo un canale di aggiornamento affidabile.
GNOME 43: distinguere le idee dal rilascio
La seconda notizia guarda oltre GNOME 42: colori, adattamento delle finestre, Nautilus, il visualizzatore Loupe, possibili revisioni di applicazioni in Rust.
Sono prospettive di sviluppo, non funzionalità garantite per GNOME 43. Le note della versione effettivamente rilasciata dicono che cosa è arrivato e che cosa è rimasto in preparazione.
L'interesse per interfacce adattive e applicazioni moderne resta il cuore del discorso. Ma un'interfaccia che si adatta a una finestra piccola non rende supportato un vecchio telefono, e scegliere Rust non produce da solo nuove funzioni o più prestazioni.
Junction: scegliere ogni volta l'applicazione giusta
Junction risolve un problema che ho tutti i giorni all'università: aprire file di codice con programmi diversi a seconda del corso.
Invece di cambiare in continuazione l'applicazione predefinita, lo usi come selettore per certi tipi di file o collegamenti: all'apertura ti propone le applicazioni pertinenti. Il normale «Apri con» resta lì: Junction è un altro flusso, comodo se quella scelta la ripeti dieci volte al giorno.
Il repository del progetto documenta associazioni e utilizzo. Con Flatpak e Flathub già configurati:
flatpak install flathub re.sonny.Junction
Installarlo non gli assegna automaticamente ogni tipo di file. Configuralo per gli usi che ti servono, tenendo comprensibile il comportamento del desktop.
È la notizia più piccola delle tre, e quella che illustra meglio un criterio che mi piace: una buona novità può limitarsi a rendere meno scomodo un gesto che ripeti mille volte.