Element è un'applicazione per comunicare attraverso Matrix, una rete basata su un protocollo aperto e federato. Mi interessa perché permette di discutere in stanze e comunità senza concentrare tutti gli utenti presso un unico fornitore.
Per capirla vanno distinte tre cose: l'applicazione, il protocollo e il server che ospita il tuo account.
Element è il client, Matrix è il protocollo
Element è l'interfaccia da cui entri nelle conversazioni. Matrix definisce come client e server si scambiano informazioni. Il server a cui è legato il tuo account si chiama homeserver.
La federazione fa comunicare server diversi fra loro. Non significa che tu debba amministrarne uno: puoi scegliere un servizio già attivo, e a quel punto condizioni del servizio e responsabilità del gestore diventano parte della scelta. Componenti di Matrix.
Una rete federata, con differenze rispetto agli altri social
Collego Matrix all'interesse più largo per le reti decentralizzate. La parentela riguarda l'idea di federazione, non i protocolli: Matrix non è ActivityPub, quello usato dai servizi che di solito chiamiamo Fediverso.
E federazione non significa blockchain né assenza di server. Distribuire il servizio fra più soggetti cambia l'organizzazione dell'infrastruttura, non elimina amministrazione, manutenzione e moderazione: le sposta.
Crittografia: capire che cosa protegge
Matrix supporta la crittografia end-to-end nelle stanze che la usano. In quel modello il contenuto dei messaggi è protetto in modo che i server coinvolti non lo leggano in chiaro.
Non diventa però la promessa che ogni dato sia invisibile o che qualsiasi configurazione abbia le stesse proprietà. Contano client, dispositivi, gestione delle chiavi e caratteristiche della stanza. La documentazione sulla crittografia spiega il meccanismo: la parola «decentralizzato», da sola, non protegge niente.
A che cosa servono i bridge
Un bridge collega Matrix a un altro servizio. Cito IRC, Slack e Telegram per spiegare l'interesse dell'interoperabilità: raggiungere conversazioni che altrimenti resterebbero separate.
Quello che funziona davvero dipende dal singolo collegamento e da chi lo gestisce. Non tutte le funzioni passano, e soprattutto non dare per scontato che le garanzie di crittografia sopravvivano attraversando un servizio esterno. L'elenco dei bridge del progetto è un punto di partenza per verificare, non la prova che tutto sia interoperabile.
La parte difficile è costruire una comunità
Mi interessa anche usarlo come spazio di confronto. Qui la tecnica incontra il problema di sempre nelle applicazioni di messaggistica: le persone devono avere un motivo per venire e per tornare.
Un software interessante non sostituisce le abitudini di una community. Servono uno scopo chiaro, un accesso gestibile e qualcuno che si occupi dello spazio. Prima di aprire un gruppo nuovo conviene chiedersi quali conversazioni dovrebbe ospitare e quanto lavoro costerà seguirlo — perché quello è il costo che poi resta.
Element e Matrix restano un ottimo spunto per ragionare su controllo dell'infrastruttura e interoperabilità. L'entusiasmo è mio; per scegliere un servizio concreto vanno verificate condizioni e funzioni nel momento in cui lo usi.