Computer che parlano, schermi portatili, traduttori universali, taxi automatici: la fantascienza ha dato forma a buona parte delle immagini con cui pensiamo la tecnologia. Apro Feel Movies con qualche film e con Star Trek, guardando le somiglianze fra invenzioni narrative e strumenti reali.

Quando dico che queste opere hanno «predetto il futuro» uso una formula evocativa. Una somiglianza non dimostra che il film abbia inventato quella tecnologia, né che lo sviluppo reale sia nato da quella ispirazione.

Il cinema cambia il modo in cui immaginiamo

Prima delle singole tecnologie, mi interessa il potere delle immagini. Pensa a Jurassic Park: il suo modo di rappresentare i dinosauri ha lasciato un'impronta fortissima nell'immaginario, anche dove la ricostruzione non coincide con la scienza.

Con il futuro succede lo stesso. Un oggetto mostrato in una storia diventa il riferimento visivo con cui confrontiamo prodotti e progetti veri, per decenni.

È questo rapporto fra immaginazione e realtà che rende interessante riguardare la fantascienza a distanza di anni.

2001: Odissea nello spazio

HAL 9000 parla con gli esseri umani. Oggi la modalità ci è familiare per via degli assistenti digitali, ma HAL come personaggio resta lontanissimo dalle loro funzioni e dai loro limiti.

Il film mostra anche schermi piatti personali che somigliano all'idea del tablet. Il confronto riguarda la forma e l'uso immaginato; non stabilisce una discendenza fra un oggetto di scena e un prodotto commerciale.

La collaborazione fra Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke ha costruito un futuro visivamente credibile, e il suo rapporto con l'esplorazione spaziale è ricordato anche dalla NASA. È l'esempio di quanto un'opera possa rendere concreta un'idea prima che il pubblico la incontri.

Star Trek: comunicazione e strumenti compatti

Dispositivi auricolari, traduttori universali, strumenti medici come l'hypospray. Li accosto ad alcune tecnologie reali per mostrare quanto certi oggetti di scena ci sembrino vicini.

Gli auricolari della serie non usano il Bluetooth nel senso tecnico, va detto. E un traduttore automatico reale non è uno strumento narrativo capace di gestire istantaneamente qualsiasi lingua aliena.

Il fascino del confronto sta nell'obiettivo immaginato: comunicare con meno barriere, usare strumenti piccoli. Le soluzioni reali hanno origini, vincoli e affidabilità proprie.

Blade Runner: pubblicità digitali e videochiamate

Blade Runner costruisce una città dominata da immagini pubblicitarie, schermi e comunicazioni mediate. La scena della videochiamata è quella che collego più direttamente ad abitudini diventate normali.

Non serve attribuire al film un primato. Quello che colpisce è come inserisce questi strumenti nella vita urbana: non come dimostrazioni tecniche, ma come parti ovvie di un ambiente affollato.

E riguardare quelle sequenze fa venire una domanda sul presente: quanta parte del paesaggio che attraversi ogni giorno è occupata da schermi e messaggi commerciali?

Terminator: macchine volanti e controllo a distanza

Le macchine di Skynet includono mezzi volanti da combattimento, e l'associazione con i droni viene naturale: sistemi che operano senza pilota a bordo.

È un parallelo visivo e funzionale, non la storia dell'invenzione dei velivoli senza equipaggio, che precede il film di parecchio. E l'autonomia delle macchine nella finzione non va confusa con le modalità di controllo dei sistemi reali.

L'elemento narrativo forte resta il rapporto fra capacità della macchina e controllo umano — una domanda che il cinema porta all'estremo per renderne visibili le conseguenze.

Atto di forza: il taxi automatico

In Total Recall, da noi Atto di forza, il taxi guidato da un conducente robotico è un altro servizio automatizzato immaginato sullo schermo.

Il collegamento con la guida automatizzata è immediato e richiede una distinzione. Assistenza alla guida e sistema capace di guidare entro certe condizioni non sono la stessa cosa: la classificazione illustrata dalla NHTSA aiuta a non confondere i livelli.

Quindi avere funzioni automatiche non rende un veicolo indipendente dal conducente in ogni situazione. Nel film la semplificazione serve al racconto; nella realtà i limiti di funzionamento sono parte della tecnologia, non una nota a piè di pagina.

Riguardare la fantascienza con due domande

Questi esempi mi piacciono perché uniscono intrattenimento e curiosità tecnica. Puoi chiederti che cosa immaginava l'opera e, separatamente, come funziona lo strumento reale che ti ricorda.

Tenere insieme le due domande rende il confronto molto più interessante di una lista di profezie avverate. La fantascienza non deve indovinare per avere valore: serve a farci vedere possibilità, timori e desideri che ci portiamo dietro quando parliamo di tecnologia.