M1 Ultra è l'annuncio che mi ha fatto cambiare tono durante Apple Peek Performance, l'8 marzo 2022. Dopo diverse presentazioni che avevo trovato tiepide, qui vedo un progetto hardware che mi accende davvero la curiosità.

Restano parecchie riserve: il costo delle macchine, il pubblico a cui si rivolgono, e la necessità di verificare le prestazioni fuori dalle slide. Entusiasmo per l'architettura e consiglio d'acquisto sono due cose diverse.

Dallo sport su Apple TV+ al nuovo colore di iPhone

Si apre con i contenuti di Apple TV+ e Friday Night Baseball, che collego all'espansione dell'azienda nei servizi di intrattenimento.

Subito dopo arriva una nuova colorazione di iPhone 13. Reazione ironica obbligatoria: dopo il «momento melanzana» della conferenza precedente, il verde diventa il mio «iPhone cetriolo».

La battuta dice una preferenza editoriale precisa: mi interessano più le possibilità tecniche nuove che una variante estetica presentata come un evento.

iPhone SE di terza generazione

Combina A15 Bionic e 5G dentro un'impostazione molto familiare. Lo trovo un aggiornamento poco coraggioso su design e comparto fotografico.

Questo non significa che un formato conosciuto non abbia pubblico. È il giudizio su quello che mi aspettavo da quella presentazione, non la prova che sia un prodotto inutile per chi vuole dimensioni, comandi e impostazione tradizionali.

Apprezzo l'attenzione dichiarata ai materiali riciclati, senza scambiarla per una valutazione dell'impatto ambientale del dispositivo.

iPad Air M1: la prima scintilla

Portare M1 su iPad Air è più interessante. Sposta nella gamma media una parte delle capacità dei prodotti superiori e rende la scelta fra tablet Apple molto meno ovvia.

Ci sono Touch ID nel pulsante, la fotocamera frontale con Inquadratura automatica e il 5G nelle configurazioni cellulari. Quello che mi interessa è il rapporto fra potenza disponibile e posizionamento del prodotto.

Resta il limite già visto su iPad Pro: il chip non decide da solo che cosa sistema operativo e applicazioni ti lasciano fare.

Perché M1 Ultra mi ha sorpreso

Il passaggio decisivo è UltraFusion. Apple collega due die M1 Max in un unico sistema su chip, con un'interconnessione progettata per farli lavorare insieme.

La descrizione ufficiale di M1 Ultra parla di CPU a 20 core e GPU fino a 64 core. Ma non è il numero che mi entusiasma: è la scelta di ottenere un sistema più grande collegando due die.

Uso un linguaggio acceso perché ci vedo una direzione di evoluzione per la famiglia M1. Attenzione però: non è un sistema di moduli che puoi aggiungere sulla scrivania a piacere.

Scalabilità: intuizione interessante, non crescita illimitata

Mi chiedo se l'approccio possa essere riutilizzato nei prodotti futuri. È un'ipotesi, non la conferma che si possano unire M1 Ultra all'infinito per avere qualsiasi potenza.

Interconnessioni, memoria, alimentazione, calore e software pongono limiti reali. E collegare più die o processori non è un'idea nata qui: nella storia dell'informatica è successo parecchie volte.

Quello che commento è l'implementazione di Apple e il ruolo che poteva avere nella sua gamma. Non l'invenzione dell'elaborazione multi-chip.

I confronti con PC e GPU richiedono prove

Durante la presentazione Apple confronta prestazioni e consumi con altre configurazioni. L'entusiasmo mi porta a un giudizio troppo largo sulla superiorità del chip.

Va ricondotto ai carichi e alle condizioni dichiarate: non si può concludere che M1 Ultra batta qualsiasi CPU o scheda grafica in ogni applicazione. Montaggio, rendering, calcolo e gioco usano l'hardware in modi diversi.

E non avevo fatto io quei test. Per una valutazione servono software reale, misure ripetibili e sistemi confrontabili sullo stesso lavoro.

Mac Studio: potenza per un pubblico preciso

È la macchina che ospita M1 Ultra, affiancata dalle configurazioni con M1 Max. Mi piacciono compattezza e connessioni; la spesa complessiva però resta impegnativa per la maggior parte delle persone.

E non basta guardare il prezzo del computer: monitor e accessori fanno parte della postazione. La domanda è quale lavoro giustifichi l'investimento e quanto tempo — o quali possibilità — ti restituisca.

Il volume dedicato al raffreddamento non dimostra un problema di surriscaldamento. Mi interrogo sulle temperature, ma per rispondere servono misure sotto carico.

Studio Display

Il 27 pollici con risoluzione 5K completa la presentazione, con webcam e altoparlanti integrati. Il prezzo, per un uso generico, resta difficile da accettare.

La qualità di una webcam non si deduce dai megapixel, e il valore di un monitor non dipende solo dalla risoluzione. Conta il lavoro che deve fare nella tua postazione.

La mia reazione qui è molto meno entusiasta che sul chip: vedo un prodotto specializzato, da confrontare con esigenze e alternative precise.

Un evento che riaccende la curiosità

Peek Performance mi convince più delle conferenze recenti, e il merito è tutto di M1 Ultra. Ci vedo una scelta ingegneristica interessante, e voglio capire come la sfrutteranno software e generazioni successive.

Non significa che dobbiate comprare un Mac Studio. Significa che Apple ha presentato qualcosa che merita di essere studiato e misurato — che per me è la parte più stimolante di un evento hardware, molto più del desiderio di possedere l'oggetto.