A inizio 2024 avevo immaginato alcuni sviluppi della tecnologia con il personaggio scherzoso di Nostra Lorenzus. A fine anno torno su quelle previsioni per confrontarle con quello che è successo: è un esercizio di autoironia, non un tentativo di spacciare per certezze delle intuizioni.
IA nei dispositivi e strumenti specializzati
La prima previsione riguardava un'integrazione più profonda dell'intelligenza artificiale negli smartphone e negli assistenti. Direzione riconoscibile, sia nella comunicazione sia nei prodotti presentati durante l'anno: su questa me la cavo.
Anche l'idea di servizi di IA più specializzati mi sembra aver trovato riscontro, fra strumenti per la scrittura, la voce, le immagini e singoli compiti specifici. Resta un confronto qualitativo: non avevo fissato in anticipo una misura, quindi non sto assegnando punteggi a me stesso.
Domotica e visori: il punto più debole
Mi aspettavo una maggiore integrazione fra dispositivi domestici e visori. Qui devo ammettere che non è andata come immaginavo, e la distanza fra l'attesa e i fatti è la parte più ampia del bilancio.
Il mio scarso entusiasmo per Apple Vision Pro, però, non basta a dichiarare morto un prodotto o chiuso un settore. Nel rivedere una previsione la cosa più utile è proprio separare la delusione personale dalla verifica dei dati commerciali, che è un'altra operazione e richiede altre fonti.
Identità digitale e Fediverso
Avevo immaginato più servizi e documenti a bordo del telefono. È una direzione reale, ma tempi e modalità non coincidevano del tutto con quello che avevo in testa a gennaio.
Sul Fediverso resto convinto che l'apertura alla comunicazione fra piattaforme sia la parte interessante. Qui però va corretta una cosa che avevo detto male: ActivityPub e federazione non hanno niente a che vedere con la blockchain. E un collegamento realizzato tramite un ponte non è la stessa cosa di una piattaforma che adotta il protocollo in modo nativo.
Il senso della rubrica è tutto qui: tornare sulle proprie aspettative e discuterle apertamente. Una previsione diventa utile nel momento in cui si ammette che cosa era vago, che cosa non si è avverato e che cosa è ancora presto per giudicare.